Coniugi Brumer-Rosenbaum

Bernhard Brumer, figlio di Arnold Brumer, di religione ebraica, e Amalia Planes, di fede cattolica, è nato in Austria a Vienna il 18 febbraio 1894. Prima operaio e poi dirigente d’azienda. Coniugato con Elena Rosenbaum con rito ebraico il 19 gennaio 1920.

Helene Rosenbaum, nata a Vienna il 21 febbraio 1894, è una dei quattro figli di Armin Rosenbaum e Henriette Uberall, con Wilma, Erest e Emmy. Casalinga, sposata con Bernhard Brumer con rito ebraico il 19 gennaio 1920.

Entrambi furono arrestati a Cesena a inizio agosto 1944. Detenuto al carcere di Forlì, morti nell’eccidio del campo d’aviazione di Forlì, Bernhard il 5 settembre 1944, Helene il 17.

Famiglia Brumer

Lo stesso Bernard si professava di religione ebraica, anche se non aveva mai fatto parte di alcuna comunità né in Austria né in Italia. Nè, a suo dire, è mai stato iscritto ad alcun partito politico. Il padre era operaio meccanico specializzato in una fabbrica di orologi; la madre si sposò in seconde nozze con un possidente rurale ariano, tale Josef Lehner, cattolico, da cui ebbe cinque figli, uno dei quali divenne soldato dell’esercito nazista.

Lettera di Bernhard Brumer che ripercorre la sua biografia e chiede il prolungamento della licenza di rimanere nel Regno (13 ottobre 1938)

Famiglia Rosenbaum

Il padre di Helene, che possedeva una fabbrica di suppellettili d’argento a Mahrisch, si decise ad abbandonare la religione ebraica nel 1907, a seguito dell’ascesa di Karl Lueger, cristiano-sociale, antisemita, a lungo borgomastro di Vienna. La scelta fu maturata nella speranza di evitare future persecuzioni alla famiglia. Armin rimase ateo per tutta la vita. La moglie avrebbe abbandonato la religione ebraica solo nel 1942.
Dei suoi figli, solo Helene e Wilma rimasero fedeli alla religione ebraica. L’ultimogenita, Wilelmina, fu battezzata secondo rito protestante, mentre Ernest, al ritorno dal fronte italiano della Prima guerra mondiale, si convertì alla religione evangelica nel 1919.
Nel 1911 la famiglia Rosenbaum, ceduta la fabbrica di Mahrisch, era tornata a Vienna, dove nel 1914 Armin accettò la direzione di una fabbrica di conserve riservate alle forniture dell’esercito. Per il suo lavoro dovette partire per la lontana Galizia orientale. Fu coinvolto dell’assedio di Prezmysl, vicenda che racconta nel suo diario. Caduta la città il 22 marzo 1915 in mano russa, fu deportato in Kazakistan, da dove tornerà solo tre anni dopo.

Carriera militare di Bernhard

Operaio dall’età di 14 anni, allo scoppio della Grande Guerra si arruolò tra le fila dell’esercito austro-ungarico, fu ferito e in seguito costretto a fuggire dalla prigionia russa. Al rientro in patria, tornò a servire l’esercito, guadagnandosi una medaglia al valor militare, una per il ferimento in combattimento, una Croce dell’Imperatore per i combattenti, e una croce per meriti militari di terza classe.

Traduzione del certificato di conferimento delle medaglie a Bernhard

Imprenditoria

Al ritorno dalla guerra, fu impiegato presso la ditta Thonet-Mundus, che produceva famosi mobili in legno curvato. Il 19 gennaio 1920 si sposò a Vienna, con rito ebraico, con Helene Rosenbaum, e nel 1922 ottenne la direzione della Casa italiana Fratelli Thonet, con sede a Milano (prima Piazza del Duomo, poi Via Camperio, 14). Per questo motivo nel 1922 i coniugi si trasferirono in Italia, prima a La Spezia, poi a Genova e infine a Milano, prima in via Monte Bianco, poi in Viale Sabotino, 6, e infine in via Monte Rosa 14. L’attività imprenditoriale assicurò ai coniugi anni di agiatezza. Nel 1926 Helene fu raggiunta in Italia dal fratello Ernst, che fu assunto come commesso viaggiatore per Bernhard. Nel ’28 Ernst conobbe la sua futura moglie, Afra Rebecchi. (fonte: comune di Cesena) Dopo la crisi del 1929 e il fallimento e la liquidazione della Fratelli Thonet, Bernhard intraprese una carriera indipendente come concessionario di vendita, entrando in relazione di affari con molte fabbriche italiane; in principio, con la Soc. An. Antonio Volpe, fabbrica di mobili curvati di Udine, e in seguito la cesenaticense ADAC di Augusto Degli Angeli. Nel 1934 muore Armin, padre di Helene; la madre, rimasta vedova, si trasferisce a Milano dalla figlia.

Lettere di stima della ditta Volpi: a sinistra datata 23 dicembre 1937 e a destra datata 23 luglio 1940

Fascismo

Come scrive egli stesso, sin dall’ingresso nel Regno si professa fervente fascista anche nelle numerosi occasioni di lavoro che lo portano in giro per l’Italia (nelle sue parole: “ben conoscendo gli orrori del bolscevismo”). Durante la campagna d’Etiopia, Brumer scrive una lettera che viene pubblicata dal Corriere della Sera a sostegno dell’Italia. La moglie, inoltre, dona in omaggio la propria fede d’oro allo Stato italiano. Lui stesso dona le medaglie austriache al Gruppo Crespi di Milano nel gennaio 1936. Sul perché non abbia richiesto la cittadinanza italiana, né lui né la moglie, nei 16 anni intercorsi tra il 1922 e il 1938, lui afferma che l’avrebbe fatto qualora avesse avuto dei figli, ma questo non è successo.

L’arresto

Fu censito come ebreo straniero nel 1938. La prima ripercussione fu il dover rinunciare alla domestica ariana che si occupava della madre di Helene. Nell’ottobre di quell’anno, Bernhard redasse una lettera che descriveva la sua vita per inviarla al Ministero dell’Interno. Successivamente, dovette richiedere permessi annuali per permanere nel Regno (la legge n.1728 1938 richiedeva l’espulsione degli ebrei stranieri), motivandoli con le necessità di mantenimento e assistenza della moglie e della suocera, ma del ricorso del 13 novembre 1938 non ebbe risposta. Il 3 aprile 1939 viene concesso, anche se si conferma che continua il controllo di vigilanza.

Nel frattempo anche alcuni famigliari di Helene subiscono la persecuzione nazista. Dopo l’Anschluss dell’aprile 1938, il cognato Leo Widler, marito della sorella Wilma, fu internato a Dachau (e poi a Buchenwald), ma nel 1939 fu rilasciato e riparò in Inghilterra. Wilelmina, sua sorella, riuscì a lasciare l’Austria, riparando in Svizzera; fuggirà poi in Repubblica Dominicana, e di lì negli Stati Uniti.

La sorte di Ernst
Il 12 luglio 1939 viene arrestato il fratello di Elena, Ernst; il 29 viene trasferito nel campo di concentramento di Urbisaglia, nelle Marche. Nel tentativo di essere rilasciato, nel maggio 1941 si convertì al cattolicesimo, e in agosto si sposò per procura con rito cattolico con la moglie Afra, che per questo si recò a Roma, in San Giovanni in Laterano. Grazie all’interessamento della diplomazia vaticana, riuscì a essere rilasciato da Urbisaglia in licenza, che poi fu prolungata e trasformata in “libero internamento” dall’aprile 1942 nel campo di Aprica. Ernesto si ammalò nella primavera del 1943 e rimase paralizzato.

Il 21 ottobre 1940 Bernhard venne convocato al commissariato di P.S. di Via Panizza in quanto ebreo straniero e perché “con la sua condotta ha dato luogo a sospetti; dopo un breve periodo trascorso nelle carceri di via Filangeri, periodo in cui prova a far riesaminare la sua posizione, il 4 novembre fu assegnato al campo di internamento di Nereto (TE), dove giunse il 16 novembre, mentre Elena e la madre rimasero a Milano.

Il 28 novembre 1940 la madre di Elena, Henriette, scrive (alla questura?) per comunicare le sue condizioni di salute e la sua avanzata età (72 anni), con visto legalizzato di un medico (arteriosclerosi e miocardite, ipodermia, varici agli arti inferiori, e dire che non può vivere sola.

Lettera della madre
di Elena Brumer del 28 novembre 1940

Internamento a Nereto

Il 13 dicembre 1940 scrive per chiedere di essere rilasciato, e invia copie dei brevetti delle sue medaglie e delle lettere di stima ricevute dalle ditte con cui ha lavorato, del ricorso inviato nel 1938 per proroga di permaenza, certificati medici della nuora e della moglie.

Lettera del 13 dicembre 1940 in cui Brumerchiede di essere rilasciato

La domanda viene respinta il 29 novembre 1940, l’esito gli è comunicato il 6 gennaio 1941.

Comunicazione del Ministero dell’Interno che nega la revoca del provvedimento
di internamento per Brumer,
6 gennaio 1941

A Nereto si fa ben volere dai compagni di internamento e diviene fiduciario di un intero gruppo di internati.

Promemoria di Brumer
scritto a Nereto

Il 26 febbraio 1941 la Prefettura di Milano dà parere contrario alla richiesta di una licenza di ritorno a Milano (brum29)

Il parere della Prefettura di Milano del 26 febbraio 1941

Degli Angeli

Augusto Degli Angeli, che col tempo ne aveva apprezzato le doti professionali e umane, più volte scrisse personalmente alla direzione del campo di Nereto e alla prefettura per chiedere che si concedesse a Bernard Brumer una licenza. Dapprima chiede solo quattro o cinque settimane, in seguito chiederà 3 mesi, 6 mesi, sempre chiedendo che i permessi venissero prolungati. Nelle varie lettere Degli Angeli spiegava che Brumer era fondamentale per l’interesse della fabbrica romagnola, e arrivò a paventare la chiusura dell’azienda, qualora non avesse potuto avere con sé il suo collaboratore.

Certificato della ditta ADAC dal registro delle ditte di Forlì

La prima comunicazione è trasmessa il 31 ottobre 1940 per certificare che Brumer ha lavorato per l’Adac e portato importanti cognizioni tecniche per la lavorazione del legno, e informare che l’assenza di Brumer dà problemi all’azienda, che si vede costretta a pensare a dei licenziamenti.

Lettera di Augusto Degli Angeli
su carta intestata ADAC
per certificare il lavoro di Brumer presso l’azienda e la sua importanza

Dopo un periodo di andirivieni tra Nereto e Cesenatico (FC) a seguito di continue richieste di permessi temporanei, grazie anche all’aiuto del maresciallo dei Carabinieri di Cesenatico, Enrico Pellegrini, che esprime sempre pareri favorevoli alla proroga dei permessi temporanei, e dell’interessamento personale di Rachele Mussolini, che conosceva la fabbrica, Bernhard ottenne dal giugno del 1941 una proroga duratura. Degli Angeli oltre al lavoro di direttore offrì anche ospitalità alla moglie e alla suocera di Bernhard, e queste tra agosto e settembre 1941 lo raggiunsero a Cesenatico. Per mettersi al riparo dal probabile incrudelire della situazione, nella primavera del 1942 i tre si battezzarono, ma neanche questo servì loro. Nel novembre 1943 si interessò di Brumer un parroco romano, Giovanni Di Ciscato, che chiese udienza con l’Ufficio internati civili per ottenere il trasferimento definitivo a Cesenatico di Brumer, che ancora risultava internato a Nereto.

In una delle ultime lettere inviate alle autorità, nel 1943, Degli Angeli ribadisce la fede fascista di Brumer e l’attivismo anti-comunista riferendo di episodi in cui egli si era opposto all’assunzione di un comunista, o al licenziamento di uno squadrista.

Lettera di Augusto Degli Angeli del 12 dicembre 1943 che richiede un trasferimento definitivo a Cesenatico

Riepilogo permessi

permesso 14 maggio 1941 – 29 maggio 1941 (prorogato al 9 giugno)

Il 10 gennaio 1941 Degli Angeli chiede una licenza di 4-5 settimane, istanza pervenuta a Nereto il 20 gennaio 1941. Il primo aprile 1941 la prefettura di Forlì dà parere favorevole e il 14 aprile lo scrive al Ministero che gli concede 15 giorni.

Il 13 maggio la prefettura comunica che Brumer è arrivato a Cesenatico per i 15 giorni di permesso.

Il 25 maggio 1941 un rappresentante della ditta Degli Angeli, Giovanni (cognome incomprensibile) chiede udienza per una proroga della licenza concessa a Brumer. Il 29 maggio termina il permesso di 15 giorni e dev’essere riaccompagnato a Nereto.

Il 31 maggio arriva al ministero il telegramma con cui Degli Angeli chiede proroga della licenza scadente quel giorno.

Telegramma di richiesta di proroga del permesso, 31 maggio 1941

Il prefetto concede la proroga il 31 maggio fino al 9 giugno 1941. Il 10 torna a Teramo (brum46 – brum47)

Permesso 28 giugno 1941 – 29 settembre 1941 (Prorogato di altri tre mesi)

Il 28 giugno parte da Teramo per Forlì per un permesso di tre mesi, poi prorogato di altri tre mesi.

Permessi del 1942

Il 3 febbraio 1942 scrive una lettera in cui testimonia anche degli Angeli per chiedere di spostare l’internamento da Nereto a Cesenatico.

Il 12 marzo ’42 Degli Angeli chiede proroga di licenza scadente il 29 marzo per altri tre mesi. Il 9 aprile 1942 la prefettura di Forlì chiede al Ministero determinazioni in merito alla proroga di licenza a Brumer. La proroga è concessa; l’11 maggio 1942 Degli Angeli chiede una proroga per la licenza in scadenza il 29 giugno 1942 fino a dicembre 1942, quindi sei mesi. (brum70)

il 18 maggio la prefettura di Forlì comunica sei mesi di richiesta proroga, e dà parere favorevole. La licenza viene prorogata di tre mesi.
In agosto viene richiesta un’altra proroga di tre mesi; i carabinieri di Cesenatico danno parere favorevole perché la presenza di Brumer è necessaria al buon andamento dell’azienda (4 agosto 1942).
Il 17 agosto 1942 la Prefettura di Forlì accetta l’istanza di Degli Angeli per la proroga di tre mesi a una licenza che doveva scadere il 29 settembre 1942 (brum75)

Il 4 novembre 1942 Degli Angeli chiede la proroga della licenza in scadenza il 29 dicembre fino a marzo 1943.

Il 16 novembre 1942 il parroco Giovanni Di Ciscato, di Roma, chiede un’udienza al Ministero dell’Interno per chiedere il definitivo trasferimento di Brumer a Cesenatico.

Permessi del 1943

Il 15 febbraio 1943 Degli Angeli chiede una proroga di tre mesi alla licenza in scadenza il 29 marzo. Il 26 febbraio la Prefettura di Forlì dà parere favorevole. L’8 maggio 1943 Degli Angeli scrive per chiedere un prolungamento di tre mesi alla licenza in scadenza il 29 giugno (brum86). Il 12 maggio 1943 la stazione carabinieri di Cesenatico dà parere favorevole. Il 24 maggio la prefettura di Forlì comunica al ministero la richiesta e dà parere favorevole ad altri tre mesi di proroga. Il 12 dicembre 1943 Degli Angeli scrive per esplicitare la necessità di avere Brumer a disposizione, e non in campo di concentramento, definendolo “non ebreo di fatto”.

La clandestinità

Nel dicembre 1943 Brumer si nascose con la moglie e la suocera a San Vittore di Cesena (FC) nella casa colonica del parroco di Cesenatico, Lazzaro Urbini. Questi convinse Bernhard della necessità di darsi alla clandestinità, cambiando identità, fino alla fine della guerra.
Furono nascosti in un podere della famiglia Urbini a San Vittore di Cesena, e dotati di documenti falsi. Degli Angeli continuava ad aiutarlo inviando cibo e denaro (fonte: Istituto Storico della Resistenza di Forlì)

Bernhard Brumer


Bernhard Brumer. Foto dal sito dell’Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena
(clicca la foto per leggere l’articolo)

Don Lazzaro
Urbini

Viale e giardini intitolati a Cesatico
a Don Lazzaro Urbini

Nato a Cesena il 25 marzo 1912, fu ordinato sacerdote il 6 aprile 1935. Nel 1942 diventa cappellano militare. In quegli anni si adoperò per salvare perseguitati politici, ebrei, partigiani, inglese e anche fascisti. Morì il 1° ottobre 1944. Proprio dopo aver celebrato messa, era intervenuto per prestare soccorso ad alcuni feriti portati nell’ospedale antistante la Chiesa di San GIacomo; mentre si trovava nell’atrio, venne ucciso dallo scoppio di alcune granate lanciate sull’atrio dell’ospedale. A Cesenatico gli è stato intitolato un viale e un giardino pubblico, ritratto nella foto qui rappresentata.


L’arresto

Questa rete di solidarietà non bastò tuttavia a salvare i coniugi Brumer, che furono arrestati il 9 (Bernhard) e il 10 (Helene) agosto 1944 dal segretario del fascio di Cesena, Guido Garaffoni, a San Vittore di Cesena nell’ambito di una serie di arresti ordinati dal SD di Forlì.

Mattinale della Questura di Forlì dell’11 agosto 1944 in cui si comunica l’arresto a Cesena di Bernhard ed Helena

L’arresto si verificò a seguito di una delazione (o confessione estorta con la tortura), da fascisti cesenati, che poi li trasferirono al carcere giudiziario «Caterina Sforza» di Forlì. Da qui il 5 (Bernard) il 17 settembre (Helene) vennero prelevati con altri prigionieri, portati all’Aeroporto di Forlì, condotti sull’orlo delle buche prodotte dalle bombe alleate nel campo, uccisi con un colpo alla testa e spinti nel cratere.

La madre di Helene, Henriette Uiberall, che era stata risparmiata dai fascisti in considerazione della sua età avanzata, rimase nella casa di San Vittore, accudita dalla famiglia di don Adamo Carloni, fratellastro di don Lazzaro, fino al passaggio del fronte, avvenuto più di due mesi dopo.

La città di Cesena ha intitolato loro una via, “via Coniugi Brumer“, e la città di Cesenatico ha intitolato loro un parco pubblico.


Bibliografia: percorsisolidarieta.istorecofc.it